Benvenuto Visitatore ( Log In | Registrati )

          © 2007 IBSkin.com




> c'e' dell' altro dietro ai racconti della bibbia??, ecco cosa dice la saggezza della kabbalah
marco m.23 erna2...
messagio 07/04/2009 - 18:55
Messaggio #1
  


1° Livello
*

Gruppo: Utenti Registrati
Messaggi: 40
Iscritto il: 19/12/2008
Utente Nr.: 1.351


 
 
Buon giorno a tutti ,
sono uno studente di kabbalah dell' istituto Bnei Baruch
propongo alcuni brani riguardanti il significato dei Gradi spirituali descritti nei testi sacri ( secondo la saggezza della kabbalah )

nella speranza possano essere di interesse comune ...

L’Haggadà di Pesach secondo la Kabbalah
Brani scelti dall'articolo omonimo di Oren Levi


La saggezza della Kabbalah ci racconta che l’Haggadà di Pesach è un saggio kabbalistico che parla della nostra interiorità. La stessa ci conduce alla scoperta che il Seder Pesach è, in effetti, un’antica formula per fare ordine nella vita, e questo non solo nella nostra casa, in cucina e nelle altre stanze di casa, ma un vero Seder – ordine, un ordine interiore nel nostro cuore.



Il racconto

L’Haggadà di Pesach racconta che i nostri padri si sono recati in Egitto, quando c'era la fame nella terra di Canaan. In principio la loro vita in Egitto era buona, ma gradualmente, tutto cominciò a complicarsi. Loro iniziarono a percepire che il Faraone gli amareggiasse la vita. Il dominio del Faraone sulla loro vita era così forte, che i nostri padri non potevano sottrarsi ad esso. Sotto pressione e duro lavoro, essi allora hanno gridato al Creatore che li facesse uscire dalla schiavitù alla libertà. Questo è il riassunto del racconto ma, come suddetto, la Kabbalah ci rivela la dimensione kabbalistica, interiore, del racconto storico. Accingiamoci quindi a conoscere il suo significato nascosto ed a scoprire perché è così attuale per tutti noi.

Nel retroscena della realtà

Secondo la saggezza della Kabbalah "Egitto" è un nome in codice rispetto ad una situazione alla quale tutti giungeremo, e molti di noi lo percepiscono al giorno d'oggi, nel ventunesimo secolo. Sembra sorprendente? Questa è la spiegazione kabbalistica: Noi scopriamo, osservando la nostra vita, che ciò che ci spinge ad eseguire svariate azioni nella nostra vita è, in effetti, il nostro desiderio di conseguire piacere e godimento. Noi cambiamo posto di lavoro, la macchina, andiamo all'estero o mangiamo in un buon ristorante per trarvi soddisfazione. La nostra natura, l'ego, è quello che ci spinge a rincorrere continuamente i piaceri, per riempire se stesso. Il problema è che il piacere rilevato da ogni cosa che noi ci sforziamo di ottenere si dilegua in poco tempo.

Cercando di ottenere il piacere sperato noi ci imbattiamo in desideri di altre persone che ci disturbano e di conseguenza si creano dei conflitti. Questo accade in famiglia, nel posto di lavoro, ed anche a livello politico e mondiale. Ne consegue, che giungiamo ad una situazione nella quale è azionata su di noi sia una pressione esteriore che una pressione interiore. Gradualmente ci appare sempre più chiaro il fatto che ciò che ci apporta sofferenza è seguire l'ego. Oggi, proprio come nel racconto biblico, anche noi iniziamo a percepire la fame, una sensazione di vuoto. Questa percezione ha "preparato il terreno" per la rivelazione della saggezza della Kabbalah nella nostra generazione.

La Luce che lo studio della Kabbalah apporta alla nostra vita, ci rivela che anche ai nostri giorni noi siamo schiavi del "Faraone Re dell'Egitto", schiavi dell'ego che amareggia la nostra vita. La Kabbalah ci apre un varco per percepire che c'è una vita diversa e più bella "fuori dall'Egitto". Di conseguenza il "Faraone", l'ego che è in noi, riceve colpi. Dopo che l'ego ha assorbito le Dieci Piaghe, si crea in noi un potente bisogno di "uscire dall'Egitto", dall'ego, ed allora noi urliamo al Creatore che Lui ci salvi. Solo il Creatore che ci ha creato "schiavi" può liberarci dal dominio dell'ego, farci uscire dall'"Egitto" verso la libertà.

Questo è il vero significato della festa della libertà: l'uscita dall'Egitto, dal posto della schiavitù all'ego, verso la libertà. Oggi l'uscita dalla schiavitù dell'Egitto è più vicina che mai ed abbiamo fra le mani l'opportunità di "affrettarla" assieme. Quando usciremo e saremo liberi, si rivelerà davanti a noi un nuovo modo di vivere la vita. Sarà una vita d'unione ed amore fraterno, una vita di pace e tranquillità in tutti i livelli, compreso quello personale e quello sociale. Ora, dopo aver conosciuto il significato interiore del racconto dell'Haggadà, potremo capire a che cosa alludono, veramente, le usanze della sera del Seder.

"Mangiare il pane azzimo", l'impasto della pasta ed il controllo dello sguardo

Il pane azzimo è definito come il pane della povertà, dato che esso allude alla sensazione di vuoto nella nostra attuale situazione.

Povero secondo la Kabbalah è "povero in conoscenza", chi percepisce che possiede tutto e che ciononostante gli manca qualcosa. Da qui all'uscita dall'Egitto la strada è breve. Mangiare il pane azzimo–la mazzà simboleggia essere pronto a scappare.

È interessante constatare che nel processo della cottura del pane azzimo si è molto meticolosi nell'impastare la pasta senza interruzioni, affinché non lieviti. Ciò che è lievitato simboleggia nella saggezza della Kabbalah il desiderio egoistico col quale siamo stati creati, che ci imprigiona all’interno del “ristretto mondo” di amore per noi stessi. In un modo, simile a quello col quale noi impastiamo la pasta, noi dobbiamo controllare continuamente qual è il desiderio che ci guida, verso dove è direzionato il nostro sguardo, sé solo verso noi stessi o sé anche al prossimo. È ovvio che noi non siamo capaci di sopraffare l'ego con le nostre forze, dato che questa è la nostra natura. Però, il controllo stesso e l’aspirazione ad un cambiamento edifica in noi il vero appello al Creatore, la richiesta di aiuto, di correggere l'ego che il Creatore ha impresso in noi. Solo allora avviene il cambiamento anelato.

I quattro bicchieri di vino: le quattro fasi dell'uscita dall'ego

Anche questa antica usanza accenna, in realtà, a processi spirituali.

Il bicchiere simboleggia nella Kabbalah, la nostra capacità di ricevere la Luce che proviene dal Creatore. I Kabbalisti hanno scoperto che l'unica qualità che esiste nel Creatore è la qualità dell'amore. Quindi se ci relazioniamo l’uno con l’altro con amore, come il Creatore si atteggia con noi, diventiamo simili a LUI, ed in questo caso la Luce ci colma.

Il vino simboleggia la Luce del Creatore che opera su di noi in due fasi durante lo studio della Kabbalah: nella prima fase la Luce ci corregge e ci libera dal dominio dell'ego, e con questo ci ha fatto divenire simili al Creatore, e nella seconda fase ci riempie.

Perché si devono bere proprio quattro bicchieri di vino durante il Seder e non cinque o sei?

Bere quattro bicchieri allude ad un processo basilare nella Creazione. I Kabbalisti ci raccontano che l'ego che è in noi è stato creato in quattro fasi e che la sua correzione avviene anch'essa secondo lo stesso ordine. Ne consegue che i quattro bicchieri di vino simboleggiano le quattro fasi dell'uscita dall'ego verso il mondo spirituale che, per il momento, ci è nascosto. Lehaim!! Alla Vita!!

Siamo stati schiavi

La discesa verso l'Egitto è sempre caratterizzata da un processo che comprende fasi predeterminate. All'inizio la vita lì non sembra assolutamente negativa. L'uso dell'ego ci aiuta ad esistere, a svilupparci, a "fiorire", a godere la vita. Improvvisamente, proprio quando noi otteniamo il massimo successo e la massima prosperità, si espande in noi una percezione di vuoto e la vita diventa senza speranza. Questa sensazione continua fino a che, un giorno, come se fosse scaturita dal nulla, si rivela in noi una qualità nuova–Mosè. Quando la qualità di Mosè si rivela, essa ci porta alla saggezza della Kabbalah. Grazie al fatto di essere occupati con la Kabbalah, noi studiamo che siamo schiavi della nostra natura egoista e riveliamo il "Faraone", il despota che ci domina e che ci fa lavorare duramente.

Assieme a questa consapevolezza, "Mosè" ci apre un varco verso una nuova speranza, e ci fa vedere che esiste una via per vivere la vita in modo diverso. I Kabbalisti hanno scoperto in che modo l'ego ci aziona, e sono riusciti a liberarsi dal suo dominio. Essi ci insegnano che il primo passo verso l'uscita dalla schiavitù è comprendere che tutto quello che accade intorno a noi e dentro di noi è il risultato degli ordini che ci dà il "Faraone". Ma, assieme a questo, i Kabbalisti affermano che solo dopo essere usciti dal buio scopriremo che "siamo stati schiavi" ed ora siamo "liberi".

"E lo racconterai a tuo figlio": su padri e figli

I"Figli" simboleggiano la serie di situazioni prossime che noi passeremo durante la nostra vita. Il "Padre" simboleggia la nostra situazione attuale e figlio simboleggia la nostra prossima situazione, una situazione più evoluta. Padre e figlio sono due situazioni che noi passiamo durante il nostro sviluppo spirituale.


"In ogni generazione ognuno deve considerare se stesso come se fosse uscito personalmente dall'Egitto, poiché è scritto "e lo racconterai a tuo figlio".

Questo detto accentua che, tutte le situazioni meravigliose che noi percepiremo nel mondo spirituale sono l'effetto della stessa uscita dall'ego, dall'Egitto. Solo dopo "L'uscita dall'Egitto" si aprono davanti a noi nuovi orizzonti, e quindi si usa sempre ricordarlo, dicendo "ricordo dell'uscita dall'Egitto".




Fonte originale : http://www.kabbalah.info/it/from_the_newsp...a_di_Pesach.htm

www.kabbalah.info/it


per chiunque fosse interessato allo studio GRATUITO della kabbalah, puo' rivolgersi a questo sito www.kabbalah.info/it


ogni notte alle 2 ora italiana sul sito www.kab.tv/ita studenti da tutto il mondo si uniscono in conferenza per assistere alle lezioni in diretta webtv tenute in israele dal prof. Michael Laitman , le lezioni sono tradotte ogni notte in 9 lingue , tra cui l'italiano

per qualsiasi chiarimento , per chi fosse interessato , il io email e' erna2310@tele2.it
il gruppo di studio italiano si riunisce ogni notte dalle 2 alle 5 su yahoo messenger
il mio id e' erna2310 .

Spero davvero di cuore che la cosa possa essere di interesse generale .

un abbraccio ,


buona giornata

Messaggio modificato da Larcangelo il 22/04/2009 - 18:31
 
Go to the top of the page
 
+Quote Post
 
 
Start new topic
Risposte
marco m.23 erna2...
messagio 06/06/2009 - 18:13
Messaggio #2
  


1° Livello
*

Gruppo: Utenti Registrati
Messaggi: 40
Iscritto il: 19/12/2008
Utente Nr.: 1.351


 
 
BuonGiorno a tutti ....
propongo qui sotto un racconto tratto da una lettera di Baal Hasulam ( un kabbalista )
con un paio di spiegazioni ( non mie! ma di un maestro di kabbalah )

se la discesa serve ad un'ascesa, essa va considerata un'ascesa e non una discesa.
Ed in verità, la discesa medesima è l'ascesa...

( la prossima e' lunga ma vale la pena!! (IMG:http://www.kabbalah.info/it/forum/Smileys/default/kiss.gif) , e' la parabola del figlio del ricco ... in una lezione dell' anno scorso c' era una spiegazione del significato spirituale di questa parabola ... riporto qui' la spiegazione che era stata data alla lezione e la parabola ... )

questo testo parla di noi , della nostra vita...Ogni termine usato si riferisce a qualcosa che sta più in Alto, è un ramo che richiama la sua radice spirituale.
Il ricco è il Boré. Il figlio siamo noi.
Le pietre preziose e i tesori sono tutti gli elementi della creazione ed i doni che il Boré ci vuole dare
I sotterranei sono l’ambiente spirituale, che ci dà la possibilità di essere sempre vicino ai tesori. Tuttavia è buio, cioè in Malkut con il nostro desiderio rozzo di ricevere non riusciamo a percepire tutti i doni del Boré.
Gli schiavi, cioè tutte le forze della natura e tutte le cose che ci devono fare la guardia, devono controllare che il figlio non esca, che rimanga nell’ambiente spirituale.
Al figlio ogni giorno sono dati cibi e bevande, ma non la luce, cioè ad ogni cambiamento spirituale non è possibile vedere la Realtà Spirituale. Non si può fino a quando non matura il punto nel cuore.
Il figlio ha la possibilità di uscire un’ora al giorno e di girare per la città, cioè fuori dall’ambiente spirituale scelto. Il figlio vede tutti che godono da Questo Mondo, però i servi vigilano che lui non scappi. La conoscenza di ciò che è fuori dall’ambiente spirituale deve infatti servire per fare i discernimenti, ma non ci dobbiamo perdere.
Se il figlio cerca di scappare sente i colpi degli schiavi, cioè quando cade nell’ego sente un colpo, sente di allontanarsi dalla Dazione. )

*** questo e' il racconto ***

«Se Israele non "avessero" peccato, non sarebbe stato consegnato "loro" nient'altro che il Pentateuco e il libro di Giosuè». E contempla bene ciò.

A che cosa assomiglia questo? Ad un grande ricco che aveva un figlio unico, di teneri anni. E venne il giorno, ed il ricco dovette proprio fare un viaggio lontano, per un periodo di tanti anni. Ed il ricco temeva che suo figlio sperperasse il suo patrimonio in male cose.

Per cui, egli si fece saggio e scambiò la sua proprietà con pietre preziose, gemme e con dell'oro. E costruì anche dei grandi sotterranei nelle profondità della terra, e ci nascose tutto l'oro e le pietre preziose e le gemme, e là mise anche suo figlio.

E chiamò i suoi schiavi a lui fedeli, e comandò loro di fare la guardia al figlio perché non uscisse dai sotterranei, finché non avesse avuto vent'anni. E che ogni giorno loro gli calassero ogni cibo e bevanda, ma che in nessun modo gli calassero luce e candele. E che scrutassero ogni crepa sui muri, perché i raggi del sole non si infiltrassero. E che per la sua salute ogni giorno lo facessero uscire dai sotterranei per un'ora, e che facessero con lui un giro nelle piazze della città, facendo però una guardia eccellente cosicché egli non scappasse, e che quando avesse avuto vent'anni, allora voi gli dareste le candele e gli aprireste una finestra e lo lascereste uscire.

Va da sé che il dolore del figlio fu infinito. E tanto più era così, quando era in giro fuori, e vedeva tutti i ragazzi mangiare e bere e gioire nelle piazze, senza una guardia e senza tempo limitato, e lui sta in prigione, e ha momenti di luce contati, e se cercasse di scappare, lo colpirebbero senza pietà. E fu più addolorato ed oppresso sentendo che suo padre stesso gli aveva causato tutta quella tristezza, posto che essi sono gli schiavi di suo padre e seguono i comandi di suo padre. Come si può capire, egli pensa che suo padre sia il crudele più grande fra tutti i crudeli antichi, poiché chi avrebbe mai sentito di una tale cosa.

Il giorno che egli ebbe vent'anni, gli schiavi gli calarono una candela, come aveva comandato suo padre, il ragazzo prese la candela e cominciò a guardarsi intorno. Ed ecco che cosa vide, sacchi pieni d'oro e di tutte le qualità (i tesori) dei re.

Solo allora comprese suo padre, che è un vero (uomo) pietoso, e che tutta la fatica che aveva fatto, non l'aveva fatta altro che per il suo bene, e subito capì che di certo gli schiavi l'avrebbero lasciato uscire libero dai sotterranei. E fece così, uscì dai sotterranei, ed ormai non c'è la guardia, né gli schiavi crudeli, ma invece lui è uno ricco più elevato di tutti i ricchi della terra.

Ed ecco, in verità, qui non c'è affatto alcuna novità, poiché il fatto è stato scoperto in modo retrospettivo, che lui era stato un grande ricco in tutti i suoi giorni. Eppure, stando alla sensazione, egli è stato povero e pezzente, oppresso negli inferi per tutti i suoi giorni, ed ora in un solo momento è stato arricchito da un immenso patrimonio, e si è innalzato "Mebira amikta le igra rama", da una buca profonda ad una montagna elevata. E chi potrebbe capire questa parabola? Colui che capisce che le "zdonot" (malizie), sono proprio i sotterranei profondi con una guardia eccellente per non scapparne.

E rispetto a questo è semplice che i sotterranei e la guardia eccellente, sono tutte "zchuiòt" (meriti, purezze) e le pietà del padre verso suo figlio, perchè senza di loro lui non avrebbe alcuna realtà (possibilità) dell'essere ricco come suo padre, e però le "zdonot" sono "proprio zdonot". E non "errori". E non "costrizioni di un ordine divino". Ma invece, prima che egli torni alla sua ricchezza, governa la sensazione suddetta, in tutta la sua pienezza e significato, e però dopo aver fatto ritorno alla ricchezza, egli vede tutte quelle che sono le pietà del padre, e per niente affatto crudeltà, che Dio non voglia.

E bisogna capire che ogni connessione d'amore fra il padre e il suo unico figlio ricordato sopra, dipende dal conoscere la pietà del padre per il figlio rispetto ai fatti dei sotterranei e all'oscurità e alla guardia eccellente, poiché il figlio vede in tali pietà del padre una grande fatica ed una saggezza profonda.

Anche nel santo Zohar ne hanno parlato, e hanno detto che a colui che Zochè (si purifica, merita di) nella tshuvà, la Divina Presenza si rivela a lui come una madre dal cuore tenero che non ha visto suo figlio da numerosi giorni, e loro due hanno fatto numerosi e grandi atti per potersi vedere, e a causa di ciò hanno affrontato grandi pericoli ecc., e alla fine è arrivata a loro quella libertà ardentemente sperata, e hanno meritato di vedersi, e che allora la madre si getta su di lui e lo bacia e lo consola e parla al suo cuore, tutto il giorno e tutta la notte, e gli racconta delle nostalgie e dei pericoli passati nelle strade fino a quel giorno, e come è stata con lui da sempre, e la Divina Presenza non si sia mossa, ma abbia sofferto con lui in tutti i luoghi, solo che lui non ha potuto vederla.

E queste sono le parole dello Zohar: che lei gli dice, qui abbiamo dormito, qui ci hanno sorpreso i briganti. E siamo stati salvati da loro; qui eravamo nascosti nella buca profonda ecc., e chi sarebbe l'ingenuo che non capisca la sovrabbondanza dell'amore, e la piacevolezza e la delizia, che irrompe ed emana da questi racconti di consolazione.

... e immaginati un padre e un figlio che si stavano aspettando bramosamente lungo giorni ed anni. E alla fine hanno visto sè stessi, però il figlio è muto e sordo, e loro non possono assolutamente divertirsi l'uno con l'altro, e dunque ne consegue che il fondamento dell'amore si trova in delizie grandi come la mano del Re.




un abbraccio a tutti !
 
Go to the top of the page
 
+Quote Post
 



Fast ReplyReply to this topicStart new topic
1 utenti stanno leggendo questa discussione (1 visitatori e 0 utenti anonimi)
0 utenti:

 

© This skin is an Evanescence Original
Designed by Sherri Jones for IBSkin.com
IPB Versione Lo-Fi Oggi è il: 05/09/2010 - 20:47 IPB